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Chiese Porto Torres

Basilica San Gavino Porto Torres foto di Michela Piga

Basilica San Gavino Porto Torres foto di Michela Piga

Basilica San Gavino Porto Torres foto di Michela Piga 2
Basilica San Gavino Porto Torres foto di Michela Piga 2

In Sardegna sono molti i monumenti romanici degni di essere visitati, ma la Basilica di San Gavino è un monumento speciale che sorge in un luogo speciale: Monte Agellu (in latino, piccolo campo o cimitero). Questa parte della città di Porto Torres è stata riconosciuta come sito di rilevante importanza anche dall’Accademia di Archeologia Pontificia, perché per circa 2000 anni ha visto la nascita e la diffusione del cristianesimo senza soluzione di continuità. Infatti attorno alla Basilica rimangono i segni di altri monumenti di culto e di cimiteri di grande importanza per le iscrizioni funebri ritrovate. Non si può dimenticare che in questo territorio sono stati scoperti i resti del cantiere medievale di costruzione dell’edificio sacro, fatto unico in Sardegna, che testimonia la collaborazione con artisti della Penisola.
La Basilica di San Gavino è la chiesa romanica più grande e più antica di tutta la Sardegna. Fu costruita tra il 1030 e il 1080 e ha la particolarità di avere due absidi affrontate, forse contemplate nel progetto originario. La sua costruzione fu voluta dal Re e Giudice di Torres Comita, che secondo i testi era ammalato di lebbra. Comita costruì la Basilica dopo aver visto in sogno San Gavino. Lui stesso diede i primi colpi di piccone e guarì. Per proseguire i lavori il Giudice chiamò undici maestri tra i migliori a Pisa, che collaborarono con la manodopera locale.
All’interno della chiesa è possibile ammirare uno stile romanico puro, ma anche reperti di inestimabile valore come la lunetta decorata del portale romanico risalente al 1120-1130, un’iscrizione bizantina inneggiante alla sconfitta dei Longobardi per merito del “dux” Costantino, colonne della città Turris Libissonis, capitelli romani, paleocristiani e medievali. A questa lista si aggiungono le statue dei tre martiri turritani del XVII secolo e di scuola napoletana e la statua di San Gavino a cavallo della prima metà del XVII secolo. I dipinti appesi alle pareti sono per la maggior parte di autori sconosciuti, tranne il più grande che si trova accanto alla porta d’ingresso. Questo quadro, che rappresenta i tre martiri, porta la firma di un pittore fiammingo, Francesco da Castello, che operò a Roma e in Spagna.
La Basilica rimase sede dell’arcidiocesi fino al 1441, quando il seggio episcopale venne trasferito a Sassari.
Anche la cripta ha una storia particolare e fu iniziata a costruire nel 1614 da Gavino Manca de Cedrelles, arcivescovo di Torres, che decise di cercare le reliquie dei martiri nascoste da Comita sotto la pavimentazione per proteggerle dagli attacchi dei musulmani, molto frequenti nel medioevo. De Cedrelles e l’arcivescovo di Cagliari volevano accaparrarsi il titolo di Primate di Corsica e Sardegna e pensavano che ci sarebbe riuscito colui il quale avesse trovato più reliquie all’interno delle proprie chiese. Gavino Manca de Cedrelles avviò una campagna di scavi lungo tutta la navata centrale; trovò le reliquie dei santi e altre sepolture, tutte descritte nel suo diario. Ci ha lasciato in eredità una cripta molto grande, dove oggi è possibile ammirare: le statue in marmo dei Martiri turritani e altri santi, opera di Giacomo Antonio Ponzanelli; dodici statue in terracotta smaltata che rappresentano alcuni defunti che furono creduti martiri perché il loro nome nella lapide era preceduto dalla sigla B.M., interpretata come Beatus Martyr piuttosto che come Bonae Memoriae o Bene Merenti; alcuni sarcofagi romani del II-III secolo e i resti di un monumento funebre del IV secolo, sopravvissuto alle modifiche subite con il passare dei secoli dal cimitero attorno alla Basilica.
La Basilica di San Gavino si apprezza di più se si usufruisce della visita guidata. Chi volesse informazioni o prenotare il servizio può chiamare i seguenti numeri: 3474001288 (Giancarlo Pinna) e 3488996823 (Mariantonietta Montesu).
Michela Piga

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